Italia

Estudio de un anciano
Leonardo Da Vinci
Galleria degli Uffizi

Biblioteca Digital RAM

 

Linee Guida per la progettazione di abitazioni per anziani
(Dalle esigenze degli anziani orientamenti per migliorare la qualità della vita residenziale di tutte le età).
Oggetto del presente volume sono state sviluppate nel corso del Programma Europeo Interreg III C (Progetti per la cooperazione europea interregionale tra enti pubblici e istituzioni equivalenti - aprile 2005/settembre 2007 -). Il progetto Wel_hops welfare housing policies for senior citizens, ovvero soluzioni di welfare abitativo per anziani, ha coinvolto partner provenienti da 5 paesi: il Blekinge Institute of Technology - Università di Karlskrona (Svezia), la Municipalità di Brighton&Hove (Gran Bretagna), la FAMCP . Federazione Aragonese di Municipalità e Province di Saragozza (Spagna), la Municipalità di Györ (Ungheria, paese da poco entrato nell.Unione Europea) ed infine ERVET . Emilia-Romagna Valorizzazione Economica Territorio (Italia), che ha avuto la guida del proget.

Alzheimer, storie di tutti i giorni. Le famiglie si raccontano nei Gruppi di Auto Aiuto. Una Guida al tuo servizio
Luciano, Napoli, 2007, 118 pp.
E' il titolo della guida pubblicata da AIMA Napoli Onlus (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) e Regione Campania.Il volume, frutto della sinergia locale tra istituzioni, famiglie e l'associazione, raccoglie e analizza i dati sulla malattia, le nuove tecnologie di indagine, la situazione dei caregiver, i gruppi di auto aiuto attivati, le storie e le narrazioni delle famiglie coinvolte.
Alzheimer Europe, Commissione Europea, Alzheimer Italia. Manuale per prendersi cura del malato di Alzheimer. Federazione Alzheimer Italia, Milano.

Disagio, conflitto e cambiamento organizzativo nelle residenze sanitarie assistenziali
Antonio Censi
Cure a lungo termine e continuità della vita. Le RSA sono servizi di lungo degenza per persone anziane non autosufficienti. Nella quasi totalità dei casi la permanenza dei residenti in queste strutture si protrae fino al termine della loro vita. Negli ultimi anni questi servizi sono andati assumendo una sempre più marcata caratterizzazione sanitaria. Questa evoluzione è stata determinata dal cambiamento profondo della tipologia degli ospiti e dei bisogni sanitari da loro espressi.

La solitudine tra scelta e condanna: due gruppi di anziani a confronto
Landi Eleonora
Gli anziani in realtà vengono considerati i soggetti più esposti al rischio della solitudine; sia perché con la cessazione dell’età lavorativa essi subiscono una perdita di ruolo sociale che a sua volta genera un forte senso di inutilità e di frustrazione, sia perché la perdita del coniuge e l’allontanamento dei figli ormai adulti fa sì che gli anziani perdano dei punti di riferimento fondamentali all’interno del nucleo familiare e si sentano spaesati in una società così estranea e diversa da quella in cui un tempo sono cresciuti ed in cui hanno trascorso gran parte della loro esistenza.

Animazione motoria per anziani residenti in strutture protette
Agata Troja
Il documento presenta la pratica della geromotricità, intesa come proposta motoria globale, preventiva, di gruppo, finalizzata al mantenimento dello stato di salute e al miglioramento della qualità di vita dell’anziano, anche in situazione di grave disabilità. La pratica è nata a Torino alla fine ...

Servizi domiciliari e residenziali per gli anziani non autosufficienti in Europa
Pesaresi Franco, Gori Cristiano
Nel 2030 gli anziani over 65 costituiranno un quarto della popolazione totale degli attuali paesi dell'Unione europea. Già nel 2000 gli anziani costituivano il 15,6% della popolazione. Contemporaneamente cresce la quota degli over75, i cui livelli di disabilità richiedono la realizzazione di una ret...

L'amore condiviso: anziani e pet therapy
Anna de Rose
Il documento presenta le fasi di realizzazione del progetto pilota di Pet Therapy "L'amore condiviso" realizzato dalla ASL Napoli 5 a favore degli anziani ospiti della Residenza Sanitaria Assistenziale "Villa Le Terrazze" di Torre del Greco. Il progetto è iniziato nel mese di maggio 2005 e ad un primo riscontro i risultati superano ogni ottimistica previsione: gli anziani pazienti mostrano un umore allegro e maggiore disponibilità verso gli altri. AZIENDA SANITARIA LOCALE NA 5 DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE Settore studi e formazione Via Acquasalsa, 2- 80045 Pompei Tel. 0815352615-14-10 fax 0815352602
Per comunicare con l'autore: anna.derose@tiscali.it

Le donne vivono più a lungo
Gamba Cristina
Si tratta di una sintesi della tesi di laurea: "Femminile, vecchiaia e longevità con riferimento al libro di Rut: una prospettiva psicologica", conseguita nell'anno accademico 2002/2003 presso il Corso di Laurea in Psicologia dell'Università degli Studi di Torino. La tesi fornisce alcuni originali s...

Assistenza a domicilio dell'anziano: un progetto a Trento per famiglie, volontari e badanti
Paola Gottardi
A.D.A., Associazione per i Diritti degli Anziani, organizza da anni sul territorio corsi mirati alla formazione di familiari, badanti e volontari, in modo tale da agevolare le famiglie nella cura dell’anziano a domicilio. Paola Gottardi, Presidente A.D.A. di Trento, è autrice di questo progetto di percorso formativo rivolto a badanti e caregiver, effettuato recentemente a Lasino (TN). Il progetto comprende una serie di interventi che rientrano nel quadro delle azioni di sollievo della famiglia, sulla base di una valutazione della domanda effettivamente emergente nel territorio della Provincia di Trento. Per informazioni: Associazione Diritti Anziani Via Matteotti n° 20/1 - 38100 Trento Tel. 0461/376114 e-mail: ada.tn@tiscali.it cell. 340/2704730
Per comunicare con l'autore: ada.tn@tiscali.it
Per maggiori informazioni: http://www.centromaderna.it/doc_online.php

Actividad de rehabilitación en Italia
Verifica delle linee-guida per le attivita’ di riabilitazione: Percorsi clinici ed assistenziali per la riabilitazione in ambito geriatrico. Relazione finale
Maggio 2001 RF 98.84

Il presente progetto finalizzato si è sviluppato a partire dalla necessità di valutare nella pratica clinica quanto programmato nel documento relativo alle "Linee-guida del Ministero della sanità per le attività di riabilitazione", come da Provvedimento del 7 maggio 1998, con particolare attenzione alla sua applicabilità in campo geriatrico. Ciò al fine di fornire un quadro complessivo ed integrato di possibili interventi in tale campo, attraverso l'analisi delle problematiche proprie di tre aree specifiche. Le tre aree che, secondo i proponenti del presente progetto, apparivano caratterizzate da particolare fragilità in relazione alla popolazione anziana, erano le seguenti:
- la riabilitazione del paziente con prevalente patologia cerebrovascolare.
- la riabilitazione del paziente affetto prevalentemente da deterioramento cognitivo.
- la riabilitazione del paziente con prevalente patologia cardiaca.

Diagnosi Precoce della Malattia di Alzheimer
dell’Italian Interdidsciplinary Network on Alzheimer Disease 1IRCCS S. Lucia, Roma; 2Università Tor Vergata, Roma
Pubblicato su: Nuova Rivista di Neurologia 2001;2(3):65-72 E-mail r.perri@hsantalucia.it
Mild Cognitive Impairment: studio italiano multicentrico
Roberta Perri 1, Giovanni Augusto Carlesimo 1,2, Carlo Caltagirone 1,2 e il Gruppo di Studio

Riassunto.
Obiettivo dello studio, nato per iniziativa del gruppo di studio “Diagnosi precoce della malattia di Alzheimer” dell’Italian Interdisciplinary Network on Alzheimer Disease, è stato quello di delineare un approccio uniforme alla diagnosi di Mild Cognitive Impairment (MCI) e verificarne l’applicabilità su un vasta popolazione di soggetti afferenti a 43 centri specialistici distribuiti su tutto il territorio nazionale. A questo scopo è stata stabilita una batteria di valutazione clinica, neuropsicologica e comportamentale considerata adeguata alla verifica della presenza dei criteri per l’individuazione di soggetti affetti da MCI. La valutazione neuropsicologica prevedeva un ampio numero di test che permettevano di quantificare le prestazioni dei soggetti non solo nelle prove di memoria ma anche in altre abilità cognitive quali il linguaggio, la prassia, le capacità di ragionamento, le abilità visuospaziali e l’attenzione. La somministrazione dell’intera batteria clinica, neuropsicologica e comportamentale a tutti i soggetti che lamentavano disturbi isolati di memoria afferenti ai diversi centri partecipanti allo studio in un periodo complessivo di 12 mesi, ha portato all’individuazione di un campione di 255 soggetti affetti da MCI. Questo stesso progetto prevede la somministrazione dell’intera batteria a tutti i soggetti diagnosticati come affetti da MCI a distanza di 12 e 24 mesi dalla prima valutazione per verificare l’eventuale progressione del disturbo di memoria in demenza. Scopo della attuale comunicazione è di riferire sulla validità della metodologia individuata e sulla sua applicabilità nella diagnosi di MCI.

La famiglia chiusa nel welfare narcosto. Il silenzio e l’invisibilità delle “badanti”. La genitorialità ferita della famiglia del disabile
Gianvittorio Lazzarini
La cura degli anziani e dei disabili propone il tema cruciale della condizione umana, della sua fragilità, della sua mortalità. In ogni momento della nostra esistenza, e in alcuni casi, per tutto il corso dell’esistenza, dobbiamo confrontarci con la malattia, la sofferenza, la decadenza fisica, la disabilità e la morte. Contro le culture e le ideologie oggi dominanti, dobbiamo condividere e far emergere una visione fondamentale: l’amore verso l’altro si basa sull’accettazione delle condizioni di fragilità di ciascuno di noi. Daniela Polenghi (Assessore alle politiche sociali della Provincia di Cremona)

Medical guidelines for clinical practice for the prevention and management of postmenopausal osteoporosis

AMERICAN ASSOCIATION OF CLINICAL ENDOCRINOLOGISTS 2001
A critical need exists for efficient, measurable systems of disease management that reconcile conflicts between socioeconomic responsibility and patient welfare. Clinical guidelines have become an important component of these systems because they address elements of care that are effective and that reduce the variability in our approach to patient management.

Valutazione cognitiva e comportamentale nella malattia di alzheimer
Prof. C. Caltagirone*, Dott. R. Perri** *Cattedra di Neurologia, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
** IRCCS S. Lucia - Roma

La malattia di Alzheimer è una grave affezione degenerativa del Sistema Nervoso Centrale che si manifesta in genere alle soglie della terza età e le cui cause non sono a tutt’oggi del tutto conosciute. Una importante proporzione di anziani (all’incirca tra il 3 e il 5% di tutti coloro che nelle società cosiddette avanzate hanno superato i 65 anni di età) sono affetti da una qualche forma di compromissione delle funzioni cognitive di eziologia e gravità variabili; almeno la metà di questi individui sono affetti da malattia di Alzheimer.

L'invecchiamento della popolazione in Italia: una sfida per il paese ed un laboratorio per il mondo
Golini (Roma)
Il Professor Golini ha esordito ricordando che la popolazione italiana è la più vecchia del mondo ed il mondo guarda l'Italia per seguire le pratiche migliori ed evitare errori. La popolazione anziana è destinata ad una grande crescita e a subire un processo di un ulteriore importante invecchiamento al suo interno.

Le nuove strategie dell'oms per migliorare la terapia del dolore nell'anziano
V. Ventafridda (Milano)
La OMS ha dettato le linee guida per il trattamento del dolore, il quale può essere elevato in diversi tipi di malattie, come in quelle cardiache o nella demenza, e non solo nelle eteroplasie. L'OMS ha elaborato una scala analgesica che prevede il passaggio graduale dall'uso dei FANS agli oppioidi deboli fino ad arrivare agli oppioidi forti, per il controllo progressivo della sintomatologia dolorosa.

Nuove strategie per il trattamento dell'osteoporosi
S. Giannini (Padova)
L'osteoporosi è una malattia tipica della popolazione geriatrica e si caratterizza per l'insorgenza di fratture da fragilità scheletrica, dovute ad uno specifico danno microstrutturale, in sedi caratteristiche come il femore, la colonna ed il polso. E' importante considerare come questa malattia non debba essere intesa come un aspetto fisiologico dell'invecchiamento ma che comunque resta una frequentissima condizione patologica.

Ipertensione sistolica isolata e rischio cardiovascolare
E. Malacco (Milano)
Il problema dell'ipertensione sistolica è particolarmente importante al di là dei 50 anni. Oltre questa età infatti, essa tende ad aumentare sia nel sesso maschile che in quello femminile. C'è inoltre una stretta correlazione fra i valori di sistolica isolata e lo stroke. Il numero di pazienti che presenta.

il dolore e la sofferenza nella persona che invecchia
L. Nahon (Milano)
L'esperienza centrale del dolore nella persona che invecchia è la dimensione della perdita. L'elaborazione della perdita, la capacità di distaccare la propria energia vitale da ciò che fino a quel momento avevamo individuato come oggetto del nostro amore.

La clinica del dolore in geriatria
F. Landi (Roma)
Il dolore, al di là della sensazione spiacevole, impatta in modo veramente importante sull'autonomia e la fragilità dei soggetti anziani assumendo un importante impatto anche sulla performance fisica

L'analgesia nel paziente anziano: aspetti farmacologici
S. Mercadante (Palermo)
Gli anziani sono soggetti a rischio di sottotrattamento per quanto riguarda il dolore, perché in generale il loro dolore è scarsamente stimato e molto spesso ci sono delle forti aspettative che possano tollerarlo abbastanza bene. Spesso poi vengono considerati poco responsivi o poco adatti a determinati farmaci.

Dolore e decadimento cognitivo
L. Rozzini (Brescia)
Alla domanda se lo stesso stimolo doloroso comporti sensazioni diverse nel soggetto demente, viene riportato uno studio in cui sono presi in considerazione 2 gruppi di pazienti, di cui uno affetto da deterioramento cognitivo.

Alla ricerca della statina ideale: dalla prospettiva al geriatra
Capurso (Bari)
Il problema delle statine potrebbe sembrare marginale in geriatria ma le evidenze accumulate negli ultimi tempi ne hanno evidenziato i vantaggi anche nei confronti della popolazione anziana. Le statine furono commissionate all'industria farmacologica negli anni Sessanta, quando si venne a delineare il ruolo del colesterolo come fattore di rischio per le patologie cardiovascolari.

Attività fisica e prevenzione delle patologie muscoloscheletriche nell'anziano
Cherubini (Perugia)
La relazione è focalizzata sul ruolo dell'attività fisica nel trattamento delle patologie osteoarticolari. E' importante considerare alcuni requisiti quando ci proponiamo di effettuare un intervento terapeutico. Questi presupposti riguardano l'efficacia, il meccanismo d'azione, il fatto che l'intervento sia efficace su una larga fascia di individui e quello infine della sicurezza. Sono noti la prevalenza e il potenziale disabilitante dell'artrosi. Un'attività fisica moderata ha un effetto benefico sull'articolazione, al contrario l'immobilizzazione ha un effetto deleterio.

Organizzazione dei programmi di attivita' fisica nella popolazione anziana
F. Schena
Il progetto "salute in movimento" è nato nel 1989 ed accomuna diversi tipi di iniziative. L'età di riferimento è un'età che ora si fa fatica a considerare propriamente anziana; il progetto ha comunque un importante aspetto preventivo. L'attività fisica si svolge in gruppo e la finalizzazione è improntata agli effetti migliorativi indotti dall'attività fisica piuttosto che al mantenimento di certe capacità. I livelli di attività proposti sono importanti e non di tipo ricreativo.

Malattie osteoarticolari e disabilita' nel paziente geriatrico
M. Barbagallo (Palermo)
L' osteoartrosi è la malattia più comune negli anziani ed è collegata alla disabilità dell'anziano stesso. C'è un aumento progressivo età dipendente dell'artrosi. Più colpite sono le donne. L'artrosi è assieme
all'ipertensione il fattore disabilitante cronico più comune nella popolazione europea. Il dolore e la perdita di funzione, l'ansietà la depressione sono conseguenze di questa patologia che comportano limitazioni nella vita quotidiana.

Elementi di epidemiologia
E. Palummeri (Genova)
Le malattie osteoarticolari dell'anziano sono, oltre all'osteoartrosi, l'arterite a cellule giganti, la polimialgia reumatica, l'osteoporosi, l'artrite associata alla deposizione di cristalli e l'osteonecrosi del ginocchio. Parleremo dell'osteoartrite e delle fratture da fragilità.

Sarcopenia e osteoartrosi
L. Ferrucci (Baltimora, USA)
L'artrosi è sì una malattia che nasce da un'usura della cartilagine articolare ma coinvolge anche tutta una serie di meccanismi riparativi che sono necessari a mantenere l'omeostasi nel nostro organismo. La gonartrosi è un modello di studio particolarmente interessante. Nonostante la diagnosi si basi soprattutto su criteri radiologici, sappiamo che c'è una dissociazione importante tra sintomatologia e quadro radiologico stesso.

Il ruolo del medico di medicina generale
O. Brignoli
Per il medico di medicina generale le patologie osteoarticolari si collocano al secondo posto,tra le malattie osservate, dopo le patologie a carico dell'apparato respiratorio.Spesso il medico di medicina generale si limita a dare consigli empirici e sintomatici al paziente, mentre in realtà si potrebbe ridurre il progressivo peggioramento nel tempo della malattia, limitare il dolore e ridurre la disabilità, migliorando la qualità di vita del paziente. Sarebbe infine opportuno poter realizzare percorsi diagnostico terapeutici condivisi.

Ipertensione arteriosa e sindrome metabolica
G. Masotti
La sindrome metabolica è un fattore di rischio di notevole importanza in geriatria. Dal punto di vista storico, chiamata all'inizio sindrome plurimetabolica o sindrome X, fu proposta da un allora giovanissimo Prof. Crepaldi nel 1965. Si arriva al 1988 per un ulteriore passo avanti con la sindrome da insulino-resistenza. la prima definizione dell'OMS si basa su criteri molto precisi: difettosa tolleranza al glucosio o diabete di tipo II, con insulino resistenza dimostrata attraverso la metodica del clamp euglicemico iperinsulinemico.

Epidemiologia del rischio cardiovascolare in età avanzata
G. Zuccalà
La prevalenza dell'aterosclerosi dopo gli 85 anni diventa schiacciante. L'esposizione a fattori di rischio nel corso della vita è costante, vi sono poi fattori protettivi che possono essere geneticamente determinati, oppure possono essere acquisiti, come i farmaci. Utilizzando i dati del GIFA osserviamo che la prevalenza di cardiopatia ischemica in rapporto all'età tende a raggiungere un plateau attorno agli 80 anni e poi a stabilizzarsi.

La riduzione degli eventi cardio-cerebrovascolari: le evidenze sugli ultimi studi
A. Notarbartolo (Palermo)
Lo studio PROSPER ha la caratteristica particolare di aver analizzato la popolazione più anziana che esista per quanto riguarda lo studio delle statine. E' uno studio di prevenzione primaria e secondaria che prevede una randomizzazione con 40 mg di pravastatina e placebo.

Geriatria e medicina predittiva
V. Marigliano
Oggi ci troviamo di fronte ad una popolazione di anziani fragili ed è ovvio che chi ha scelto di diventare geriatra lo ha fatto per dedicarsi a coloro che sono ultimi. Un alto tasso di fragilità domeni rappresenterà il fallimento della geriatria moderna che dovrebbe invece essere quella che ci permette di predire le patologie e di prevenirle. Il modello di assistenza del futuro deve tener presente il concetto della genomica e della farmacogenomica

Le aspettative della terapia farmacologica
P. Putzu (Cagliari)
Per quanto riguarda le aspettative dei familiari, bisogna osservare che al primo posto non si colloca il desiderio di un farmaco risolutivo ma piuttosto la richiesta di aiuti economici, di un centro medico specialistico, di un centro diurno. Questo dipende in parte dalla sfiducia verso la terapia farmacologica

I costi individuali e sociali della demenza
G. Bellelli (Brescia)
Quando il paziente è molto grave aumenta la quota per l'istituzionalizzazione mentre si riducono i costi legati alle cure formali ed informali. I costi crescono, a parità di declino cognitivo, in relazione al deficit funzionale. I modelli futuri dovranno considerare anche i disturbi comportamentali. I farmaci hanno sicuramente un costo ma impattano positivamente sulla performance cognitiva e tale elemento dovrà essere comunque preso in considerazione.

La disabilita' da patologia osteoarticolare
G. Crepaldi (Padova)
La prevalenza dell'artrosi è in aumento in tutto il mondo. Nonostante il miglioramento terapeutico, l'outcome di questa patologia è spesso molto pesante in termini di morte, morbilità e disabilità. Una delle cause principali di disabilità è rappresentata dalla patologia osteoarticolare. Tra le patologie croniche dell'anziano l'osteoartrosi è la più frequente

Dal concetto della demenza multiinfartuale a quello della demenza vascolare
A. Bianchetti (Brescia)
Il concetto di demenza vascolare deve la sua origine, nel 1974, ad Achinsky. Soltanto 10 anni fa vengono pubblicati i primi criteri condivisi per la diagnosi di demenza multinfartuale. Già nel 1994 Achinsky ha criticato in un articolo la diagnosi di demenza vascolare. Afferma infatti che il concetto di demenza vascolare è obsoleto

La diagnosi differenziale tra demenza di alzheimer e demenza vascolare
L. DE Vreese (Modena)
Che esista la demenza vascolare non ci sono alcuni dubbi. La demenza vascolare pura è la seconda causa mondiale di demenza. Nonostante questo, essa rimane una sfida diagnostica. I criteri diagnostici attualmente disponibili sono in grado di differenziare la demenza vascolare da quella di Alzheimer

Aspetti psichici della demenza vascolare
G. Gori (Firenze)
i sintomi psichici e comportamentali della demenza sono clásicamente raggruppati in clusters, i principali dei quali sono l'apatia, la depressione, la psicosi, l'agitazione psicomotoria e l'aggressività. L'aspetto importante di questo raggruppamento è quello di poterli considerare sovrapponibili, nel senso che apatia e depressione hanno alón concettuali semantici molto simili come anche aggressività e depressione.

Nuove opportunità terapeutiche nel trattamento della demenza vascolare
L. Pantoni (Firenze)
Oggi esistono farmaci nuovi o con un nuovo utilizzo
in questo campo come la memantina, recentemente studiata per la demenza vascolare, e gli inibitori delle colinesterasi. Nella demenza vascolare esiste un deficit colinergico che non è dovuto, come avviene nell'Alzheimer, a deficit di aree come il nucleo del Meynert, o a livello corticale, ma il deficit dipende da una lesione delle vie che collegano il flusso colinergico alla corteccia.

Effetto dell'età avanzata e della comorbidità sulle strategie di riperfusione coronarica nell'infarto del miocardio acuto
N. Marchionni (Firenze)
In conclusione si può riassumere che la comorbilità è un fattore di esclusione più sistematico negli anziani rispetto ai giovani con condizioni comparabili. La terapia di riperfusione è associata a vantaggi clinici in termini di riduzione della mortalità proprio nel gruppo dei pazienti anziani e con elevata comorbidità.

La patologia coronarica multivasale nel grande vecchio: rivascolarizzazione chirurgica o percutanea?
C. Indolfi (Catanzaro)
La popolazione media che giunge in emodinamica è cambiata: la maggior parte è infatti rappresentata da anziani e sempre più frequente è la categoria degli ultra80enni. In Italia viè stata una recente esplosione del numero di angioplastiche effettuate

Ruolo attuale delle procedure percutanee nel trattamento della patologia carotidea
B. Reimers (Mirano/Ve)
Se nei pazienti ultra80enni l'incidenza delle complicanze chirurgiche è elevata, con l'uso dello stenting ciò non sembra essere vero. La percentuale di ristenosi è del 2%, con dati nettamente migliori rispetto a quelli ottenuti per altri tipi di vasi.La pratica dello stenting è quindi promettente nei pazienti geriatrici ultra80enni.

Vantaggi del trattamento endoprotesico degli aneurismi aortici in categorie ad alto rischio chirurgico
D. Leosco (Napoli)
Gli aneurismi dell'aorta addominale colpiscono il 9% dei pazienti ultra65enni con una prevalenza dei soggetti di sesso maschile e la presenza di una importante comorbidità cardiovascolare. La prevalenza aumenta in maniera critica con l'aumentare dell'età. L'espansione degli aneurismi oscilla tra il 0,2 e il 0,8 cm annuo e la rottura varia dal 39 al 65% a seconda delle casistiche. La rottura dell'aneurisma è un evento drammatico gravata da una mortalità superiore al 50% della casistica.

Parkinson e parkinsonismo nell'anziano. Diagnostica
A. Antonini (Milano)
La diagnosi della Malattia di Parkinson è prevalentemente clinica, essa rischia di non essere accurata specie se l'esordio è atipico, come nel caso in cui i sintomi caratteristici sono preceduti dalla depressione. L'uso di criteri diagnostici più severi permette di migliorare l'accuratezza ma implica un aumento dei falsi negativi, come in quei casi in cui non si apprezza una pronta risposta alla L-Dopa o in cui non sono preminenti sintomi quali il tremore.

Anziano e malattia di Parkinson: le strategie generali di cura
A. Bavazzano (Prato)
Il morbo di Parkinson determina, tramite il coinvolgimento del sistema autonomico, una sintomatologia sistemica tale da richiedere un approccio complesso al malato. Nella maggior parte dei pazienti è inoltre presente una riduzione dell'autonomia funzionale che si presenta, nei pazienti di età avanzata, già nelle fasi iniziali di malatia.

La terapia farmacologica della malattia di Parkinson
U. Bonuccelli
Ancora oggi abbiamo una terapia sintomatica che si basa largamente sulla L-dopa. Questo farmaco tuttavia non arresta la progressione della malattia ed è gravato dall'insorgenza di complicanze tardive. Le linee guida italiane suggeriscono strategie diverse in funzione dell'età: per pazienti con malattia ad esordio giovanile (<50 anni) si consiglia una monoterapia con dopaminoagonisti che può essere associata a basse dosi di Ldopa; per pazienti con età compresa fra i 50 ed i 70 anni si consiglia una monoterapia con dopaminoagonisti o con L-dopa oppure l'associazione tra i due farmaci.

Trial d'intervento per il paziente a rischio cerebrovascolare: Applicazioni cliniche
G. Licata (Palermo)
L 'ictus è responsabile del 10-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la prima causa di
disabilità. E' una patologia eminentemente geriatrica. I fattori di rischio sono molti ed includono l'età, il diabete, la fibrillazione striale, gli anticorpi antifosfolipidi, l'ateromasia carotidea.

Nuove evidenze sulla riduzione del rischio cardiovascolare Nell'anziano: lo studio prosper
E. Manzato (Padova)
Lo studio PROSPER è iniziato in tre diverse regioni del nord Europa tra il 1997 ed il 1998, epoca in cui erano disponibili dati sull'efficacia delle statine in individui giovani adulti nell'ambito della prevenzione primaria. Lo studio ha analizzato quindi l'efficacia delle statine, in particolare della pravastatina, in individui ultra70enni, nella prevenzione degli eventi cardio e cerebrovascolari.

Sinergie tra marcatori periferici e fattori di rischio per una diagnosi precoce della malattia di Alzheimer
F. Paoletti (Firenze)
L'invecchiamento è il fattore di rischio più importante per lo sviluppo della malattia. Riguardo i meccanismi patogenetici della malattia gioca un ruolo importante l'APP che viene processata dalle proteasi. Il materiale rilasciato dal taglio effettuato dalle alpha e beta non crea problemi; il taglio gamma libera invece un frammento idrofobico all'interno della membrana cellulare.

La demenza nel grande vecchio: la sfida della multifattorialità
D. Cucinotta (Bologna)
Multifattorialità vuol dire: aspetto che porta alla degenerazione neuronale e alla formazione di amiloide con un ruolo fondamentale giocato anche dalla comorbidità, dall'ambiente, dallo stato sociale, dalla disfunzione endoteliale, dai radicali liberi, dall'omocisteina. L'apo-E ha importanza dal punto di vista patogenetico anche nelle forme del grande vecchio.

La riorganizzazione dell'ambiente come strategia di mantenimento dell'autonomia
R. Del Nord (Firenze)
L'approccio biopsicosociale attribuisce allo spazio fisico e alle interazioni socioambientali una funzione di supporto all'azione terapeutica. Il solo trattamento farmacologico rischia di aumentare le condizioni di dipendenza del malato provocando la excess disability, cioè una sorta di ingiustificato incremento della disabilità che va al di là del naturale declino che sarebbe dovuto alla storia naturale della malattia

Il problema della precocita' della diagnosi: il progetto italiano sull'epidemiologia della malattia di Alzheimer (IPREA)
E. Scafato (Roma)
E' importante, nell'analisi delle fasi precliniche, riuscire a differenziare quelli che possono essere i veri Alzheimer da quelle condizioni cognitive che normalmente accompagnano il processo di invecchiamento. I criteri della valutazione delle fasi precoci sono stati individuati attraverso l'analisi della letteratura internazionale. Ci siamo proposti, nel progetto IPREA, di studiare la fase di transizione dallo stato preclinico a quello patologico della malattia di Alzheimer, condizione questa sicuramente difficile da identificare e definire.

Il diritto alla cura tra etica e politica: il paradigma della malattia di Alzheimer
P. Spadin (Milano)
Con la Malattia di Alzheimer siamo di fronte ad una grande sfida che coinvolge ciascuno di noi come individuo e come componente di questa società. Negli ultimi 20 anni vi è stato un aumento della sensibilità e della competenza, tuttavia vi è ancora uno scarto enorme tra ciò che scienziati da una parte e politici dall'altra raccontano nelle sedi istituzionali e ciò che accade fuori, nelle case dei malati. La politica racconta con grande enfasi il suo impegno nei confronti degli anziani soli.

Le risposte al malato ed alle famiglie: esperienze in Europa
O. Possenti (Milano)
Sono stati analizzati i fattori che portano un individuo alla scelta di volersi occupare o meno dell'assistenza e a verificare le loro opinioni riguardo il sesso di chi si prende cura del malato. Sono stati previsti incontri e una comunicazione regolare via internet fra y rappresentanti coinvolti. Uomini e donne affrontano l'assistenza in maniera diversa ed un approccio non è necessariamente migliore dell'altro, bisogna conoscere e rispettare le differenze dei carer dei due sessi. I servizi esistenti dovrebbero inoltre adattarsi meglio alle necessità dei carer. Dovrebbero essere offerti corsi di formazione specifici agli assistenti e periodi di vacanza.

Chirurgia laparoscopica nell'anziano
F. Corcione (Napoli)
Questa metodica presenta dei vantaggi notevoli in riferimento ai tempi chirurgici, al ridotto sanguinamento, alla mancanza di aderenze post operatorie, al ridotto dolore post operatorio. Gli svantaggi sono relativi alla curva di apprendimento che impone al chirurgodi rivedere in maniera diversa le sue tecniche.

Le basi biologiche degli interventi anti-invecchiamento
E. Bergamini (Pisa)
Osservando le curve di sopravvivenza di roditori geneticamente identici che hanno vissuto parte della loro esistenza in condizioni naturali, si può notare come questi individui siano dotati di una sopravvivenza superiore rispetto a soggetti tenuti in condizioni di vita ideali negli stabulari. Questo intervento è determinato dall'apporto alimentare. Riducendo l'introito calorico si ottiene un aumento incredibile dell'aspettativa di vita.

 

 


 

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